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IL TEATRO
Come espresso anche nella presentazione delle attività di Drammatizzazione per l’Infanzia,
i termini usati nella musica e nel teatro sono del tutto simili: ritmo, timbro, intensità, modulazione, durate,
tempi, pause, colore, contesto, funzione, emotività, interpretazione, creatività..... e ciascuno di questi elementi
va profondamente indagato ed esercitato tanto nella musica quanto nel teatro.
Se, parlando di musica, si è affermato che il corpo è il primo naturale strumento ritmico e la voce il primo naturale
strumento melodico dobbiamo ricordare, pur rischiando l’ovvietà, che corpo e voce sono anche gli artefici principali
dell’evento teatrale.
Il Corpo: la sua immobilità, le sue movenze... a volte complessa sinfonia di azioni, ritmi, potenza... più spesso
vibrazioni appena percepibili, riesce ad esprimere così profondamente l’animo umano che, per l’occhio attento e sensibile,
non è in grado di mantenere alcun segreto.
La Voce: nell’espressività verbale in generale, ed in particolare in quella teatrale, è del tutto simile ad un canto,
ed è proprio l’andamento di quel canto che chiarisce il reale contenuto emotivo di una frase, di un intero discorso o di
una singola parola, non certo i termini scelti che sono del tutto intercambiabili. Una certa "intonazione" può conferire
loro un significato esattamente opposto a quello ordinario.
L’azione teatrale però deve tenere in considerazione un altro determinante elemento,
Lo Spazio:
la tridimensionalità dello spazio circostante, sebbene molto importante anche per la musica, nel teatro acquista una funzione
basilare. Lo spazio è infatti l’elemento con il quale interagire istante dopo istante poiché il movimento degli attori, degli
oggetti o delle scene lo rendono una entità in continua mutazione. Spazio e tempo possono essere fantasiosamente definiti la
"lavagna pulita dell’immagine e del movimento" così come silenzio e tempo "lavagna pulita del suono e della musica".
Ed infine la Tecnica: imprescindibile per supportare la finzione: la respirazione, la gestualità, le tecniche vocali,
la dizione...
...Ma perché sia un teatro credibile, coinvolgente, una occasione per "vivere mille vite" e non l’addestramento
da parte dell’ammaestratore di turno, il teatro deve saper sempre assoggettare la tecnica ad un pensiero: laddove non c’è un
pensiero "autentico" non può esserci espressione credibile pure nel silenzio e nell’immobilità.
Allora ciò che dovrebbe essere una finzione coinvolgente risulterà una insopportabilmente falsità senza alcun arricchimento
né per l’attore né per chi assiste.
...Ma non c’è modo di mettere in atto un pensiero "autentico" senza avere piena coscienza di ciò che si sta trattando:
questo è il motivo per il quale personalmente giudico le potenzialità di un interprete da quanti "perché?" rivolge al regista:
"perché quel gesto?"..."perché quella intonazione?"... e la qualità di un regista da quanti "perché?" riesce a soddisfare.
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