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LO STRUMENTO E LA VOCE |
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Lo Strumento e la voce
L’acquisizione di abilità esecutive specifiche, naturalmente, non si può raggiungere con la medesima impostazione dell’ Educazione Musicale di Base.
Sebbene l’obbiettivo di fondo sia lo stesso (l’espressione consapevole attraverso la musica) l’uso di un "mezzo complesso", sia esso uno Strumento musicale o la Voce, richiede di prestare particolare attenzione a tutti quegli aspetti tecnici volti alla conquista di un rapporto di simbiosi fisica e di sintonia emotiva fra sé e il "mezzo".
Ciò nonostante, per chi abbia davvero la volontà di diffondere una coscienza musicale alla portata di tutti, i due percorsi devono coincidere in alcuni punti essenziali. La convinzione nasce da questa nostra semplice considerazione:
È irragionevole pretendere che un bambino impari a leggere e a scrivere prima di aver imparato a parlare. È altrettanto irragionevole pretendere che si debba imparare la grammatica musicale prima di usare uno strumento.
Se la non conoscenza della musica scritta fosse di oggettivo impedimento all’esecuzione, ciò significherebbe che prima della sua invenzione nessuno al mondo era in grado di suonare: cosa ovviamente non vera. E come valutare poi la miriade di ottimi musicisti autodidatti? La naturale impostazione per qualunque forma di apprendimento "non forzosa" non può che essere un iniziale approccio istintivo: la lallazione viene prima del parlare, lo scarabocchio prima del disegno, il gattonare prima del camminare...
La teoria e la scrittura musicale sono mete irrinunciabili per chi aspiri ai massimi livelli, ma devono sempre seguire di un passo la pratica. Il contrario può condurre ad un probabile annichilimento delle potenzialità istintive individuali.
Quante volte abbiamo sentito musicisti dire "...scusate ma senza spartito non so suonare!" Questa frase non dovrebbe apparire meno innaturale di un pittore che dica: "...scusate ma se non ho davanti un quadro già dipinto non so disegnare!", qualcuno potrebbe ribattere che suonare guardando uno spartito ha delle affinità con il dipingere guardando un paesaggio ma, se tutto si riduce alla riproduzione meccanica di segni, ci chiediamo, che fine fa l’immaginazione?
Ci chiediamo anche quale patrimonio musicale avremmo oggi senza il "genio", quel soggetto scomodo che costringe l’insegnante ad uscire da certi canoni così "tranquillizzanti"?
Non va mai dimenticato che i soggetti più estrosi sono i primi a "scappare" di fronte a tracciati troppo rigidi: il rischio che si perdano è molto alto.
Nel nostro approccio che sembra voler sovvertire le regole del gioco, ma che mira al contrario a ridare loro il naturale ordine, l’allievo però non va lasciato solo: il fondamentale ruolo dell’Insegnante, in questa fase, sarà quello di impedirgli di "farsi male", ovvero evitare che posture istintive del corpo, spesso scorrette, diventino impedimenti alla massima accuratezza tecnica possibile o addirittura problemi fisici, oltre a quello di offrire all’allievo esercizi, esempi ed occasioni che lo accompagnino in un percorso di affinamento del gusto personale sul quale, finalmente, si innesterà l’aspetto teorico con maggiore e massimo profitto.
Questo dovrebbe essere, a nostro avviso, un corretto e proficuo impianto didattico generale...
...ma gli aspiranti musicisti non sono tutti uguali: a volte far precedere la pratica dalla teoria e dalla tecnica pura può essere la migliore strada percorribile in quanto occasione per superare una istintività carente. Una tale impostazione va eventualmente riservata solo a quegli allievi per i quali se ne ravvisi la necessità.
In questa ottica (rivoluzionaria solo in apparenza) saper valutare le capacità di ogni singolo allievo al progresso istintivo è dunque, per l’insegnante, uno dei compiti fondamentali.
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